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Perché sembrano instancabili?

  • Manuela Pintore
  • 7 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

Alta sensibilità nei cani con deficit sensoriali


I cani con deficit sensoriali presentano frequentemente caratteristiche riconducibili a un’elevata sensibilità neuro-sensoriale ed emotiva. Sebbene ogni individuo sia unico, nella pratica educativa e riabilitativa è comune osservare una maggiore difficoltà nella regolazione degli stimoli ambientali, nella gestione dell’arousal e nei processi di recupero emotivo dopo esperienze stressanti o particolarmente attivanti.


Quando un cane perde totalmente o parzialmente uno dei principali canali sensoriali, come vista o udito, il sistema nervoso tende spesso a compensare attraverso un incremento dell’attenzione verso gli altri input percettivi. Questo fenomeno non implica semplicemente “usare di più” gli altri sensi, ma comporta una vera e propria riorganizzazione neuropercettiva.


Il cane cieco, ad esempio, può sviluppare una fortissima sensibilità alle vibrazioni, ai cambiamenti d’aria, agli odori e alle variazioni spaziali. Il cane sordo, invece, spesso mostra una lettura estremamente raffinata del linguaggio corporeo, delle micropressioni posturali e delle variazioni ambientali. Nei cani sordo-ciechi, il tatto e la percezione propriocettiva assumono un ruolo centrale nella costruzione della sicurezza e della comprensione del mondo.


Questa iperattenzione percettiva può però tradursi in una maggiore vulnerabilità all’iperattivazione del sistema nervoso.

Molti di questi cani mostrano infatti:

• elevata reattività agli stimoli improvvisi;

• difficoltà nei passaggi da attivazione a rilassamento;

• tempi più lunghi di elaborazione delle informazioni;

• maggiore suscettibilità alla frustrazione;

• alterazioni nei ritmi sonno-veglia;

• difficoltà nella regolazione emotiva.


Dal punto di vista neurofisiologico, è possibile ipotizzare che il sistema nervoso autonomo resti frequentemente in uno stato di attivazione elevata, con una predominanza simpatica che rende più complesso il ritorno a condizioni di calma e recupero. In termini pratici, il cane può apparire costantemente “acceso”. Ed è proprio qui che emerge una delle caratteristiche più frequentemente riportate dai proprietari: la difficoltà nello “stancare” questi cani.


Molti cani con disabilità sensoriali sembrano possedere un livello energetico nettamente superiore rispetto alla media. Possono mantenere attività motorie intense per lunghi periodi, mostrare continua ricerca di movimento, alternare rapidamente stati di eccitazione e frustrazione oppure apparire instancabili anche dopo attività fisicamente impegnative. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, non si tratta esclusivamente di un eccesso di energia fisica. Spesso siamo di fronte a una difficoltà di autoregolazione neuro-emotiva.


Il movimento continuo, la ricerca incessante di attività o l’incapacità di fermarsi possono rappresentare strategie di scarico o tentativi del sistema nervoso di organizzare e modulare l’eccesso di attivazione interna. Per questo motivo, aumentare indiscriminatamente l’attività fisica rischia talvolta di incrementare ulteriormente lo stato di arousal, alimentando un circolo di iperattivazione. Ne consegue che l’intervento educativo o riabilitativo non dovrebbe focalizzarsi esclusivamente sul “consumare energie”, ma soprattutto sul favorire processi di regolazione e decompressione.


Risultano quindi particolarmente utili:

• attività olfattive lente e strutturate;

• lavoro propriocettivo;

• esercizi di problem solving a basso arousal;

• routine prevedibili;

• pause frequenti;

• gestione accurata del carico sensoriale;

• attività in acqua a finalità regolativa;

• lavoro sul consenso e sulla cooperative care;

• utilizzo di comunicazione chiara e coerente.


Anche il riposo assume un ruolo fondamentale. Molti cani altamente sensibili o con deficit sensoriali necessitano infatti di un supporto attivo nell’apprendimento della calma e nella costruzione di contesti realmente sicuri in cui il sistema nervoso possa abbassare il proprio livello di vigilanza.


Osservare questi cani attraverso la lente della sensibilità permette di interpretare molti comportamenti non come “eccessi”, “capricci” o “iperattività”, ma come espressioni di un sistema nervoso che fatica a filtrare, elaborare e modulare l’intensità delle informazioni percepite. Questo cambio di prospettiva modifica profondamente anche il ruolo del proprietario e del professionista: non più figure che devono “spegnere” il cane, ma punti di riferimento capaci di aiutarlo a costruire strategie di regolazione, sicurezza e adattamento al mondo circostante.


(Articolo di Roberta Colombo)



 
 
 

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